Don Emilio's profiledon emilioPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    il lettore modello nel vangelo

     

    monaco_moderno

     

    In Giovanni 20 appare chiaramente la dialettica tra le differenti forme

    del « vedere » necessarie per giungere alla fede.

    Ci sono tante maniere, tante sfumature e qualità del « vedere », tanti livelli

    a cui si può percepire qualche cosa!

    E merito di D. Mollat l’aver mostrato che in Giovanni si trova

    il primo abbozzo di una dottrina che diventerà classica nella tradizione,

    quella del «risveglio dei sensi spirituali»;

    Effettivamente, vedere, sentire, toccare, gustare, ecc., sono le differenti maniere per giungere,

    attraverso la mediazione dei sensi, al mistero stesso della fede.

    La «vista» e l’«udito» sono qui naturalmente i sensi più importanti:

     vedere ciò che Gesù fa e ascoltare le sue parole

    sono le prime tappe per giungere all’accettazione credente della sua persona.

    In realtà non è l’occhio che veramente vede ο l’orecchio che ascolta, ma l’anima

     

    ascoltare la Bibbia

     
     
    Sfondi 03
     
    perché la Bibbia non cerca solo comprensione, ma obbedienza
     

    In ogni caso, il testo cerca il suo lettore,

    un lettore che sia capace di comprendere certi riferimenti,

    indici letterari, schemi comunicativi, impulsi, ecc.

     
     

     

    Ogni opera prevede (e costruisce) il suo lettore ideale,

    ma in special modo la Bibbia

    che, nella «risposta-modello» dell’uomo,

    pone un elemento costitutivo dell’esperienza salvifica.

     

    l'arte del comunicare

     
     
    Sfondi 06
     
    saper comunicare
     
    un signore dice:
     
    c'è un ladro in biblioteca!
     
    una signora risponde:
     
    ah si, e che cosa studia?

    il contesto culturale

     

     

      Sfondi 04

     

    Mosè si sente dire:

     

    Togliti i sandali perché il terreno è santo

     

    Il targum commenta:

     

    Il sandalo è fatto con pelle di animale morto

    E tu non puoi stare alla presenza del Dio vivo

    Con qualcosa che esprime morte.

     

    Togli in te ciò che è morte

    Per poter essere alla presenza del Dio vivo.

     

    prof. Manns

     
     
    Sfondi 06
     
     
    dal Targum
     
    Abramo rompe le statuette
    degli idoli del padre
     
    e il teologo commenta:
     
    non si può incontrare il Dio vero
     
    se prima non rompi con i tuoi  idoli.
     

    prof. Manns

     
    dal Targum:
     
    la pioggia scende gratis dal cielo
     
    così anche la Parola di Dio
     
    discende dal cielo
     
    gratis
     

    dalla cappadocia

     
    untitled
     
     
    in questa terra di santi
    si ricorda la filocalia
    cioè l'amore per il bello.
     
    e si deve passare
     
    dalla bellezza della natura...
     
    ... alla bellezza di Dio!
     

    meditazioni

    nella cartella pubblica ci sono le meditazioni di E. Ronchi sul vangelo domenicale
    in fondo al blog c'è anche il link da Avvenire

     

    conoscere Dio

    Sfondi 01

    Per arrivare a conoscere Dio e le sue vie,
     
    l’uomo deve rinunciare al suo modo di conoscere e alle sue vie
     
    e non pensare che la sua ragione sia la misura di tutto.
     
    Deve affidarsi a Dio ed alla sua rivelazione storica, anche quando non comprende.

    Gv capp. 1-2

      

    osservare i movimenti

     
    Dio non è un merito da conquistare,
    ma un dono da ricevere...
     
    Gesù viene verso di te, come per Matteo.
    il suo venire è dono da accogliere, per lui e per me.
     
     e non sono io/tu  che andiamo da Gesù
    a rivendicare meriti.
    essere veri discepoli
    vuol dire "sempre" - seguire
    non precedere.
    Chi precede è lui - IL Maestro.
     
    Grazie Gesù perchè mi hai visitato!!

    non sei solo

     

    Sfondi 04

     

    Tu non sei mai solo

     

    Il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe

    È sempre

    il Dio di qualcuno !!!

    il fraintendimento

     

    Uno dei segni distintivi del Vangelo di Giovanni è la frequenza con cui i suoi personaggi fraintendono Gesù. Questi fraintendimenti pos­sono venire caratterizzati in termini generali con i seguenti elemen­ti: 1) Gesù fa un'affermazione che è ambigua, metaforica, oppure contiene un duplice significato; 2) il suo «partner» di dialogo rispon­de, sia in termini di comprensione letterale dell'affermazione di Ge­sù, oppure con una domanda ο protesta che dimostra come lui ο lei non ha afferrato il significato più alto delle parole di Gesù; 3) in più casi una spiegazione è offerta da Gesù, oppure (meno di frequente) dal narratore.

    I fraintendimenti, perciò, offrono un'opportunità per spiegare il significato delle parole di Gesù e sviluppare ulteriormente temi significativi (...). La loro efficacia sul lettore è certamente più grande di quella che si otterrebbe se il significato fosse stato offerto chiaramente e semplicemente fin dall'inizio.

    rispondere al dialogo

    Si percepisce che il linguaggio è dialogo, vale a dire né il monologo cattedratico né il chiacchiericcio.

    Allora succede che Nicodemo risponde con gravità (3,4.9), la samaritana con insolenza (4,9.11.15), Filippo con candore (6,7 e 14,8), Marta con melanconia (11,24), Tommaso con ostinazione (11,16; 14,5; 20,25), la gente di Cafarnao con malevolenza (6,30.42.52), la gente del tempio con odio esasperato (8,48), ecc. Ma Gesù sa anche fare, per noi, la parte di co­lui che «fraintende»; e l'ufficiale del re se ne accorge (4,46-54) (...).

    Giovanni ha saputo trasmetterci le intonazioni singolari di un Messia che parla a ciascuno nell'intimo, senza mai far dimenticare che egli è il Signore. La sua profonda amicizia, che è insieme discreta e gioiosa, mantiene sempre qualcosa di urtante, come se non volesse lasciare a noi l'appannaggio dell'inettitudine.

    il linguaggio di Gesù

    Mannucci scrive: Eccoci ricondotti al dialogo notturno con Nicodemo (cf. Gv 3,1-5). Giovanni possiede l'arte di farci sentire come egli manovra il lin­guaggio.

    Guardando più da vicino si constata che, se i Sinottici ci riferiscono quello che Gesù ha detto, è in Giovanni che sentiamo parlare Gesù. È in lui che si scopre la vita del linguaggio di Gesù, questa limpidezza provocante, questa trasparenza che dà le vertigini, questa luminosi­tà che sembra dissolvere gli oggetti per lasciarci in preda alle perso­ne ... Egli mira al centro, polverizza i nostri postulati: «Se non si ri­nasce dall'alto ... Sei tu che dovresti chiedere a me da bere» (Gv 3,5; 4,10).

    Egli non retrocede per attenuare lo choc. Ci si stupisce, e lui rincara la dose. Suscita soprassalti, che mettono in luce i malintesi.

    una equazione spirituale

    Sfondi 11

    La mia vita si capisce solo con la vita di Cristo.

    Nella mia esistenza c'è una equazione: più Dio equivale a più io; se Dio non è, io non sono.

    Più Vangelo entra nella mia vita, più io vivo. Fino ad affermare come Paolo: per me vivere è Cristo.

    nel vangelo di Giovanni

    Sfondi 13

    Cominciando il suo ministero, Cristo, tralasciando il nome di “Dio”, introduce quello di “Padre”. Il concetto di Dio Padre è dominante nel cristianesimo, ed è Cristo a chiarire questa realtà di Dio come Padre.
    Il nome di “Dio”, avendo perso il significato di un nome preciso, è diventato come un attributo, come nelle espressioni del tipo: “Il denaro è il suo dio”. Così, per alcuni, “Dio” è un nome freddo, che non esprime né genera alcun sentimento o affetto.
    Diverso è il concetto di paternità.

    Esso implica l’idea di figli e di figlie, suggerendo amore e tenerezza. Questa verità è la chiave che apre molte porte, la luce che mette allo scoperto ciò che è santo e nascosto.
    Cristo trasmette la luce ad un mondo avvolto nelle tenebre. Certo, Cristo rispetta la legge, ma la ritiene incompleta. Suo compito è di renderla completa, non solo tramite ciò che dice, ma anche tramite ciò che fa.
    La verità, dunque, è una persona, non una proposizione. Rivelando la verità, Cristo rivela il Padre.

    la forza del malinteso

    Ciò che è esplicito nei Sinottici, in Giovanni diventa di una semplici­tà ambigua, che sembra essere stata spesso lo stile di Gesù. Il «ma­linteso» vi è presente come la base del dialogo che è, esso stesso, la base del linguaggio. Più che dialettico questo itinerario è una sorta di finesse vitale. Ogni parola, senza opporsi alla precedente, la pren­de leggermente in contropiede.

    Il Messia ama disorientare.

    elogio del dialogo

    Giovanni mostra una dimensione del linguaggio di Dio che non ap­pare affatto nei Sinottici. Matteo ha un po' fretta di immagazzinare un'esperienza, e Luca, di pervenire a delle conclusioni.

    Giovanni fa vedere che il linguaggio è dialogo.

    Non si dà linguaggio senza inter­locutore, per quanto meschino ottuso ο docile egli possa essere ... Parlare a qualcuno significa gettargli un ormeggio, altrimenti si pro­fana il linguaggio. Gesù ci ormeggia sia con una rudezza da scoglie­ra, sia con una svolta parabolica, oppure con intimanti enigmi, ο con modi bruschi... Egli ha cominciato la sua vita pubblica con una do­manda: «Che cosa cercate?» (Gv 1,38). Ciò significava prenderci di sorpresa e suscitare la nostra domanda: «Dove abiti?». Egli sa anche risponderci di traverso per farci parlare. E, questa, la squisitezza di Dio. Una risposta che si incastrasse nella domanda, come il tenone nella mortasa, supporrebbe un «partner» inerte. Tutte le culture po­polari, ma in modo eminente quelle del Vicino Oriente semitico, sembrano molto più consapevoli di ciò di quanto non lo sia parec­chia cultura elaborata.

    il dialogo Biblico

    Il fascino del dialogo biblico

    L'insistente predilezione di Giovanni per la forma letteraria del dialogo esprime, già per se stessa, ciò che il Prologo enuncia solennemente all'ini­zio: «La Parola diventò carne e pose la sua tenda tra noi» (Gv 1,14). S. Ber­nardo aveva giustamente accomunato il testo di Giovanni con Bar 3,38 («La Sapienza è apparsa sulla terra e ha conversato con gli uomini»): «L'invisi­bile Dio volle essere visto nella carne umana e da uomo vero conversare con gli uomini».

     

    L'irrompere nel tempo, con voce e volto d'uomo, della Parola eterna di Dìo riassume il tono della interpellazione e del dialogo che percorre l'intero corso della storia della salvezza, a cominciare dalla domanda di Dio creato­re all'uomo appena creato: Adam, dove sei? (Gen 3,9), per arrivare alla pri­ma parola-domanda di Gesù: Che cosa cercate? (Gv l,38a). Ancora una vol­ta, anzi più di sempre, è l'io ottuso e muto dell'uomo che attende la parola redentrice dalla bocca di Dio,

    allo scopo di poter pronunciare - dinanzi al forte e distinto Tu divino che chiede di lui - il primo sommesso e timido io della vergogna (Adam), l'io della fuga fratricida (Caino), l'io del pentimento (Davide), dell'angoscia (Giobbe), della piena donazione di sé (il Servo di JHWH), della giovanile ricerca della verità e della vita (i primi discepoli di Gesù, in Gv l,38b).