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    rispondere al dialogo

    Si percepisce che il linguaggio è dialogo, vale a dire né il monologo cattedratico né il chiacchiericcio.

    Allora succede che Nicodemo risponde con gravità (3,4.9), la samaritana con insolenza (4,9.11.15), Filippo con candore (6,7 e 14,8), Marta con melanconia (11,24), Tommaso con ostinazione (11,16; 14,5; 20,25), la gente di Cafarnao con malevolenza (6,30.42.52), la gente del tempio con odio esasperato (8,48), ecc. Ma Gesù sa anche fare, per noi, la parte di co­lui che «fraintende»; e l'ufficiale del re se ne accorge (4,46-54) (...).

    Giovanni ha saputo trasmetterci le intonazioni singolari di un Messia che parla a ciascuno nell'intimo, senza mai far dimenticare che egli è il Signore. La sua profonda amicizia, che è insieme discreta e gioiosa, mantiene sempre qualcosa di urtante, come se non volesse lasciare a noi l'appannaggio dell'inettitudine.

    Messaggio del 25 aprile 2008

     

    "Cari figli, anche oggi vi invito

    tutti a crescere nell’amore di Dio

    come un fiore che sente i raggi caldi

    della primavera.

    Così anche voi, figlioli,

    crescete nell’amore di Dio

    e portatelo a tutti coloro

    che sono lontani da Dio.

    Cercate la volontà di Dio

    e fate del bene a coloro che Dio

    ha messo sul vostro cammino

    e siate luce e gioia.

    Grazie per aver risposto alla mia chiamata

    rifletti

     

    Sfondi 07

    Il Cristiano deve essere

    missionario

    non

    "di-missionario"

     

    Beatitudine

    Beatitudine

    (o "macarismo" dal greco makarios, "felice"). Augurio e proposta di benedizione che Gesù annuncia come nuova legge per i cristiani. Le beatitudini sono riportate in due redazioni, una più ampia e generale (Mt 5,3-12), l'altra più sintetica e concreta, in contrasto con altrettanti "guai" (Lc 6,20-26).

    apocrifo

    Apocrifo

    (dal greco apokryphos, "occulto, nascosto, segreto"). Designa uno scritto della letteratura religiosa giudaica e cristiana spesso attribuito a un personaggio biblico, non accolto nel canone delle Scritture cristiane (quelli dell’AT, che vanno fino al II sec. d. C., vengono chiamati anche Pseudoepigrapha dalle Chiese della Riforma). Tra gli apocrifi dell’AT ci sono ad esempio il Libro di Enoc, gli Oracoli Sibillini, ecc. Tra quelli del NT (dal II al V sec. d. C.) si contano i Vangeli apocrifi (riportano tradizioni popolari e alcuni riflettono polemiche dottrinali; i più noti sono il Vangelo degli Ebrei, di Pietro, di Tommaso, di Giacomo), gli Atti apocrifi, le Apocalissi apocrife.

    il linguaggio di Gesù

    Mannucci scrive: Eccoci ricondotti al dialogo notturno con Nicodemo (cf. Gv 3,1-5). Giovanni possiede l'arte di farci sentire come egli manovra il lin­guaggio.

    Guardando più da vicino si constata che, se i Sinottici ci riferiscono quello che Gesù ha detto, è in Giovanni che sentiamo parlare Gesù. È in lui che si scopre la vita del linguaggio di Gesù, questa limpidezza provocante, questa trasparenza che dà le vertigini, questa luminosi­tà che sembra dissolvere gli oggetti per lasciarci in preda alle perso­ne ... Egli mira al centro, polverizza i nostri postulati: «Se non si ri­nasce dall'alto ... Sei tu che dovresti chiedere a me da bere» (Gv 3,5; 4,10).

    Egli non retrocede per attenuare lo choc. Ci si stupisce, e lui rincara la dose. Suscita soprassalti, che mettono in luce i malintesi.

    apocalittica

    Apocalittica

    (dal greco apokalypsis, "rivelazione"). È una corrente religiosa e un genere letterario coltivato anche dai giudei e dai cristiani tra il II sec. a. C. e il II sec. d.C. Si identifica con opere redatte in periodo di persecuzione, in cui Dio annuncia a un veggente degli sconvolgimenti che rendono giustizia ai giusti e castigano gli empi. Pone l’attenzione sulla fine dei tempi vista come imminente e sui segni che la precedono. La rivelazione avviene spesso mediante visioni avute da qualche grande personalità del passato (Enoch... ) e viene espressa con simboli, speculazioni sui numeri, ecc. Esistono degli scritti apocalittci dell’AT (cf. Il libro di Daniele), un apocalisse del NT (quella di Giovanni) e numerose apocalissi apocrife (come il rotolo della Guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre, 1QM).

    una equazione spirituale

    Sfondi 11

    La mia vita si capisce solo con la vita di Cristo.

    Nella mia esistenza c'è una equazione: più Dio equivale a più io; se Dio non è, io non sono.

    Più Vangelo entra nella mia vita, più io vivo. Fino ad affermare come Paolo: per me vivere è Cristo.

    alleanza

    Alleanza.

    È una relazione-patto di solidarietà fra due contraenti, in ebraico viene chiamata berit, che probabilmente significa "fra due". Stringere alleanza si dice "karat berit", "tagliare fra due": i contraenti passavano tra le carni tagliate in due di un animale sacrificato ed invocavano su di sé la stessa sorte se avessero trasgredito le clausole del patto. L’alleanza con Jhwh, con la divinità non si trova al di fuori di Israele (cf. con Abramo, Gen 15,7-21; 17; con il popolo, Es 19; con Davide, 2Sam 7; ecc.).

    nel vangelo di Giovanni

    Sfondi 13

    Cominciando il suo ministero, Cristo, tralasciando il nome di “Dio”, introduce quello di “Padre”. Il concetto di Dio Padre è dominante nel cristianesimo, ed è Cristo a chiarire questa realtà di Dio come Padre.
    Il nome di “Dio”, avendo perso il significato di un nome preciso, è diventato come un attributo, come nelle espressioni del tipo: “Il denaro è il suo dio”. Così, per alcuni, “Dio” è un nome freddo, che non esprime né genera alcun sentimento o affetto.
    Diverso è il concetto di paternità.

    Esso implica l’idea di figli e di figlie, suggerendo amore e tenerezza. Questa verità è la chiave che apre molte porte, la luce che mette allo scoperto ciò che è santo e nascosto.
    Cristo trasmette la luce ad un mondo avvolto nelle tenebre. Certo, Cristo rispetta la legge, ma la ritiene incompleta. Suo compito è di renderla completa, non solo tramite ciò che dice, ma anche tramite ciò che fa.
    La verità, dunque, è una persona, non una proposizione. Rivelando la verità, Cristo rivela il Padre.

    Bernadetta

    il 16 aprile è la festa di S. Bernadette Soubirous. E' il giorno in cui nel lontano 1879 è nata al cielo, dopo una lunga sofferenza. Era distesa su una poltrona rossa,  posta davanti a un caminetto, dove crepitava un bel fuoco.

    E' spirata alla tre del pomeriggio, un mercoledì della settimana dopo Pasqua. Le sue ultime parole sono state: " Santa Maria, Madre di Dio, pregate per me, povera peccatrice". Poi disse. "Ho sete". Entrando nella gioia del paradiso ha placato la sua sete di Dio.

    la forza del malinteso

    Ciò che è esplicito nei Sinottici, in Giovanni diventa di una semplici­tà ambigua, che sembra essere stata spesso lo stile di Gesù. Il «ma­linteso» vi è presente come la base del dialogo che è, esso stesso, la base del linguaggio. Più che dialettico questo itinerario è una sorta di finesse vitale. Ogni parola, senza opporsi alla precedente, la pren­de leggermente in contropiede.

    Il Messia ama disorientare.

    elogio del dialogo

    Giovanni mostra una dimensione del linguaggio di Dio che non ap­pare affatto nei Sinottici. Matteo ha un po' fretta di immagazzinare un'esperienza, e Luca, di pervenire a delle conclusioni.

    Giovanni fa vedere che il linguaggio è dialogo.

    Non si dà linguaggio senza inter­locutore, per quanto meschino ottuso ο docile egli possa essere ... Parlare a qualcuno significa gettargli un ormeggio, altrimenti si pro­fana il linguaggio. Gesù ci ormeggia sia con una rudezza da scoglie­ra, sia con una svolta parabolica, oppure con intimanti enigmi, ο con modi bruschi... Egli ha cominciato la sua vita pubblica con una do­manda: «Che cosa cercate?» (Gv 1,38). Ciò significava prenderci di sorpresa e suscitare la nostra domanda: «Dove abiti?». Egli sa anche risponderci di traverso per farci parlare. E, questa, la squisitezza di Dio. Una risposta che si incastrasse nella domanda, come il tenone nella mortasa, supporrebbe un «partner» inerte. Tutte le culture po­polari, ma in modo eminente quelle del Vicino Oriente semitico, sembrano molto più consapevoli di ciò di quanto non lo sia parec­chia cultura elaborata.

    il dialogo Biblico

    Il fascino del dialogo biblico

    L'insistente predilezione di Giovanni per la forma letteraria del dialogo esprime, già per se stessa, ciò che il Prologo enuncia solennemente all'ini­zio: «La Parola diventò carne e pose la sua tenda tra noi» (Gv 1,14). S. Ber­nardo aveva giustamente accomunato il testo di Giovanni con Bar 3,38 («La Sapienza è apparsa sulla terra e ha conversato con gli uomini»): «L'invisi­bile Dio volle essere visto nella carne umana e da uomo vero conversare con gli uomini».

     

    L'irrompere nel tempo, con voce e volto d'uomo, della Parola eterna di Dìo riassume il tono della interpellazione e del dialogo che percorre l'intero corso della storia della salvezza, a cominciare dalla domanda di Dio creato­re all'uomo appena creato: Adam, dove sei? (Gen 3,9), per arrivare alla pri­ma parola-domanda di Gesù: Che cosa cercate? (Gv l,38a). Ancora una vol­ta, anzi più di sempre, è l'io ottuso e muto dell'uomo che attende la parola redentrice dalla bocca di Dio,

    allo scopo di poter pronunciare - dinanzi al forte e distinto Tu divino che chiede di lui - il primo sommesso e timido io della vergogna (Adam), l'io della fuga fratricida (Caino), l'io del pentimento (Davide), dell'angoscia (Giobbe), della piena donazione di sé (il Servo di JHWH), della giovanile ricerca della verità e della vita (i primi discepoli di Gesù, in Gv l,38b).

    amati - amiamo

    Non c'è nessuno che non ami, ma bisogna vedere che cosa ama.

    Non siamo esortati a non amare,

    ma a SCEGLIERE l'oggetto del nostro amore....

    ... Poiché non amiamo, se prima non siamo amati.

    Ascoltate l'apostolo Giovanni: Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo (cfr. 1 Gv 4, 10).

    la festa della Divina Misericordia

     

     

    la festa della Divina Misericordia è un dono del Cuore misericordioso di Gesù attraverso S. Faustina e Giovanni Paolo II.

    E' il messaggio di cui ha bisogno il nostro tempo che, nonostante l'illusione di fare a meno di Dio, anzi proprio per questo, è tentato di disperazione.

    Chi ama rimane

    Sfondi 05

    sono sempre convinto che Gesù

    è il dono più grande

    e l'Eucarestia è la continuazione

    quotidiana del DONO.

    Il dono più bello

    Sfondi 11

    Liberandovi pertanto dal potere dell'Egitto e del faraone, cioè dal diavolo, cercate di ricevere il sacrificio pasquale di salvezza, cioè il corpo e il sangue di Cristo,

    con tutto l'ardente desiderio del vostro cuore,

    perché il nostro uomo interiore sia santificato dallo stesso Signore nostro Gesù Cristo, che crediamo presente nei santi sacramenti e la cui virtù dura nel suo inestimabile valore per tutti i secoli.
    san Gaudenzio