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    Dio

    Dio ci è necessario, e noi Lo temiamo.
    Egli ci ama, Egli ci cerca e noi Lo fuggiamo.

     

    ...Quale secolo ha visto diffondersi il divertimento, nel senso pascaliano del termine, in modo tanto generalizzato e tanto incosciente, impre­gnando l'individuo fin dalla  sua nascita?

    ... Chi oserà, coraggiosamente, lasciare tutto - almeno per un po' di tempo - per tentare di ritrovarLo nel silenzio e nella solitudine e ritro­vare poi tutta la vita quotidiana, travagliata, nella luce del Suo sguardo?

    un pensiero

    Il fuoco sotto la cenere

    Psicologi, sociologhi, teologi affermano sempre più spesso che - almeno sul pianeta Terra - Dio è morto. O, meglio, è come se fosse morto, nel senso che, per l'uomo d'oggi, Egli non rappresenta più nulla. Secondo alcuni di loro, non sarebbe neppure più un problema. In realtà, c'è oggi attorno a Dio molto meno rumore di un tempo: meno fanfare, meno stendardi, meno processioni, meno incenso: meno tutto. Ciò è esatto, ma è tutto qui. Tutto il resto è rimasto come prima. E lo rimarrà per sempre. Perché? Perché Dio ha radici troppo profonde e antiche dentro di noi.

    Da Dio non ci si stacca mai del tutto, neanche quando si è convinti di averlo fatto definitivamente: come non ci si stacca mai del tutto dal paese natio o dagli amici d'infanzia.

    Infatti, quando meno ce lo aspettiamo - magari tramite un libro letto, un dolore, una gioia, un incontro casuale o la vista di un paesaggio sconosciuto, o nulla di tutto questo - Egli esplode dentro di noi, con tale forza, tale giovanile baldanza, tale insospettato vigore che ci si ritrova con il cuore in gola e il fiato mozzo. E, come i nostri antichissimi avi, si scopre che Colui che credevamo logorato dai secoli e cosi lontano da non poterlo raggiungere, era lì, dentro di noi: come il fuoco sotto la cenere.

    Attendeva solo la nostra misera manciata di sterpi secchi, per mutarli in una bella fiamma, alta, luminosa, travolgente.

     
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